| Metodo Longo per il trattamento della malattia emorroidaria |
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Fino a qualche anno fa si pensava che l' emorroidectomia fosse un atto chirurgico indispensabile, perché si consideravano le emorroidi come neoformazioni vascolari: questo assunto non è più vero da quando si è dimostrato che i cuscinetti emorroidari interni ed esterni sono già presenti nell'embrione e che hanno una funzione fisiologica di valvole ad acqua che riempiendosi e svuotandosi danno capacità di continenza al retto.
Un dato anatomico importante è che le emorroidi non prolassano attraverso l'ano se non prolassa contemporaneamente la mucosa rettale. Questo è il presupposto della tecnica di correzione del prolasso mucoso ed emorroidario ideata dal Dott. Antonio Longo. Questa innovativa metodica, denominata PPH (Procedure for Prolapse Haemorroids), viene attuata con l'ausilio di una suturatrice automatica circolare (stapler), di un dilatatore anale e di un anoscopio appositamente progettati e realizzati da Ethicon Endo-Surgery.
La novità rivoluzionaria La metodica PPH è da considerarsi rivoluzionaria in quanto ha cambiato l'obiettivo dei chirurghi nella cura della malattia emorroidaria. Infatti, mentre fino allora si era cercato il modo migliore di asportare le emorroidi,con la tecnica PPH esse vengono semplicemente riportate nella loro sede anatomica naturale e fissate stabilmente.
A 14 anni dall’ideazione della tecnica si può dire che oggi è diventato l'intervento di scelta per le emorroidi prolassate di II° (prolasso circolare), III° e IV° grado.
In Europa e nel mondo sono oltre 1.500.000 gli interventi realizzati anche se molti medici ritengono questa tecnica ancora iniziale e quindi da valutare. I punti di sutura (in titanio) vengono fissati con l'ausilio di una apposita cucitrice circolare automatica in una regione povera di recettori sensitivi; ciò fa sì che il dolore postoperatorio sia solitamente modesto e che la ripresa delle attività lavorative sia più rapida. Le complicanze possibili sono abbastanza rare e comuni agli altri interventi chirurgici. Le più comuni possono avere emorragie postoperatorie immediate o tardive (circa 2%).Tengo a precisare che, come in tutte le tecniche chirurgiche, sono possibili anche complicanze più gravi anche se da considerare anedottiche.
L'intervento determina un miglioramento del deflusso venoso, eliminando i rischi correlati all' ostacolato deflusso.
Pur non trattandosi di un’ emorroidectomia in senso stretto, in alcuni casi, porzioni più o meno grandi di tessuto emorroidario devono essere escisse per ottenere un ottimale correzione del prolasso. Tale eventualità è tuttavia una necessità tecnica e non una scelta di principio. |
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